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Nucleare

Sakae, l’uomo che salva i gatti dimenticati nella zona nucleare di Fukushima

Era l’11 marzo 2011 quando la vita degli abitanti della prefettura di Fukushima sarebbe cambiata per sempre. E per abitanti non intendiamo solo gli uomini. Molti animali rimasero uccisi a seguito del terribile incidente nucleare, alcuni furono evacuati ma altri rimasero a lungo abbandonati alla loro sorte. Ma in loro aiuto è arrivato Sakae Kato. Quest’uomo coraggioso infatti ha messo a rischio la sua vita ed è rimasto nella zona contaminata per salvare i gatti abbandonati da alcuni abitanti, fuggiti dalle nuvole di radiazioni emesse dalla vicina centrale nucleare.

Fukushima: 10 anni dopo nessuno sa ancora dove, come e quando rilasciare l’acqua radioattiva

Sono passati 10 anni dal disastro nucleare di Fukushima, a seguito del terremoto e dello tsunami che l’11 marzo 2011 colpirono il Giappone. Eppure ci sono problemi, tanti e ingombranti da risolvere. Uno di questi riguarda il rilascio di acqua radioattiva ancora presente nelle cisterne della centrale di Fukushima, teatro dell’immane disastro.

Si è parlato di un rilascio in mare, con conseguenze pericolose per la salute umana come evidenziato da diversi studi. Nei giorni scorsi, la Tepco, la società che gestisce l’impianto ha fatto sapere di aver finalmente rimosso, dopo due anni di lavoro, tutto il combustibile ancora presente nelle vasche di contenimento nel reattore 3. Ma c’è ancora troppa incertezza sulla tempistica e sul metodo di rilascio dell’acqua a Fukushima.

Fukushima, il dossier che smaschera il Governo sui livelli di radiazioni: sono troppo alte per tornare a casa

Non sono bastati 10 anni per decontaminare la zona colpita dall’incidente nucleare di Fukushima Daiichi. Ancora oggi l’’85% della cosiddetta “Area Speciale” risulta ancora contaminato. Eppure il Governo giapponese rassicura e invita gli abitanti a ritornare nelle proprie case. Come si può far credere che tutto sia tornato alla normalità? Si tratta di un tentativo maldestro per mostrare al mondo che il Giappone abbia risolto l’imponente crisi, alla vigilia delle Olimpiadi?

I dubbi sono tanti, ma resta il fatto che a 10 anni da quel terribile 11 marzo 2011, gli abitanti di Fukushima stanno pagando un prezzo altissimo. Già 15 giorni dopo il disastro nucleare, il 26 marzo 2011, un team di esperti in radiazioni di Greenpeace sbarcò a Fukushima. Da allora sono state condotte 32 indagini sulle conseguenze radiologiche del disastro, l’ultima proprio di recente, a novembre del 2020. 

Le persone evacuate da Fukushima hanno paura di tornare nelle loro case nonostante gli incentivi del Governo

Dopo 10 anni dal disastro nucleare di Fukushima, Hisae Unuma, 67 anni, è tornata a far visita alla sua vecchia abitazione, una delle pochissime strutture che ha resistito alle scosse. La donna è tra le 160.000 persone evacuate all’indomani del terremoto del 2011, ma solo ora è riuscita a visitare questo luogo pieno di ricordi. 

Fukushima, dilaga la pandemia nucleare

L'arte della guerra

Il Giappone scaricherà in mare oltre un milione di tonnellate di acqua radioattiva dalla centrale nucleare

La Tepco, Tokyo Electric Power Co.

Non è Covid, per cui la notizia è passata quasi inosservata: il Giappone scaricherà in mare oltre un milione di tonnellate di acqua radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima. Il catastrofico incidente di Fukushima fu innescato dallo tsunami che, l’11 marzo 2011, investì la costa nord-orientale del Giappone, sommergendo la centrale e provocando la fusione dei noccioli di tre reattori nucleari. La centrale era stata costruita sulla costa appena 4 metri sul livello del mare, con dighe frangiflutti alte 5 metri, in una zona soggetta a tsunami con onde alte 10-15 metri. Per di più vi erano state gravi mancanze nel controllo degli impianti da parte della Tepco, la società privata di gestione della centrale: al momento dello tsunami, i dispositivi di sicurezza non erano entrati in funzione. Per raffreddare il combustibile fuso, è stata per anni pompata acqua attraverso i reattori.

Bielorussia: incidente nella centrale nucleare di Astravyets. Inaugurata e chiusa dopo 3 giorni

Già sospesa la produzione di elettricità nella contestata nuova centrale nucleare costruita da Rosatom

La controversa centrale nucleare bielorussa di Astravyets ha interrotto la produzione di elettricità solo tre giorni dopo l’entrata in servizio del suo primo reattore VVER-1200  costruito in Russia.

TUT.by, un media indipendente bielorusso, ha riferito che la turbina della prima unità della centrale nucleare di Astravyets è stata spenta l’8 novembre a causa del guasto dei trasformatori di tensione, che misurano la potenza nei circuiti elettrici, che sono esplosi. L’Ispettorato statale per la sicurezza nucleare della Lituania (VATESI) ha affermato che l’impianto è ancora in fase di test. Tuttavia,  «non abbiamo nemmeno ricevuto informazioni sui prossimi passi [pianificati] per l’avvio dell’impianto».

Fungo nero cresciuto sul reattore nucleare di Chernobyl usato come scudo per assorbire le radiazioni

E’ cresciuto nel reattore nucleare di Chernobyl. Nonostante tutto ce l’ha fatta e per gli scienziati scoprire come abbia fatto è importante. Il protagonista di questa storia è un fungo volato dall’Ucraina allo spazio. Esso è stato  testato come scudo per le radiazioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Una delle maggiori sfide che le missioni su Marte dovranno affrontare è proteggere i membri dell’equipaggio dai mortali raggi cosmici. Ora, gli scienziati di diverse università sostengono di avere nuove prove riguardanti una soluzione davvero insolita ma efficace: costruire scudi con un fungo che assorbe le radiazioni. Non uno qualunque ma quello cresciuto vicino alla centrale nucleare di Chernobyl.

Secondo gli autori della ricerca, ossia gli scienziati della Johns Hopkins University e di Stanford, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale la scorsa settimana il fungo è stato in grado di bloccare i raggi cosmici durante un piccolo test in orbita, aprendo nuove prospettive per i futuri viaggi nello spazio.

Isin, ecco quali e quanti rifiuti radioattivi sono presenti in Italia

In termini di volume si tratta di 30.906 m3, mentre l’attività totale arriva a 2.945.019 GBq2: la maggior parte di questi rifiuti è dislocata in 7 regioni

[24 Gennaio 2020]

L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) ha pubblicato l’ultima edizione dell’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi – aggiornata a fine 2018 –, che contiene le informazioni relative a volumi, masse, stato fisico, attività specifica, contenuto di radioattività e condizioni di stoccaggio dei rifiuti radioattivi italiani, compresi il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse.

8 anni dopo il disastro di Fukushima, lavoratori e bambini sono ancora minacciati dalle radiazioni

Le radiazioni rilevate a Fukushima sono fino a 100 volte superiori rispetto ai limiti, secondo Greenpeace Giappone ma Tokyo nasconderebbe i dati alle Nazioni Unite.

Nei pressi di Fukushima, dove è avvenuto il più grande incidente nucleare della storia dopo Chernobyl, esistono ancora alti livelli di radiazioni sia nelle zone di esclusione sia nelle aree aperte, anche dopo gli enormi sforzi di decontaminazione.

È quanto rivela il rapporto “Sul fronte dell’incidente nucleare di Fukushima: lavoratori e bambini“, pubblicato da Greenpeace Giappone in occasione dell’ottavo anniversario dell’incidente di Fukushima.

Le tenebre di Fukushima

di Robert Hunziker - 20/12/2017

Le tenebre di Fukushima

Fonte: Comedonchisciotte

Gli effetti delle radiazioni del triplo crollo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi si fanno sentire in tutto il mondo. Sia che intacchino la vita marina che gli esseri umani, si accumulano nel tempo. L’impatto si sta lentamente attenuando solo per mostrare i suoi veri colori in una data futura imprevedibile. È così che funzionano le radiazioni, lente ma sicuramente distruttive; serve tempo per identificarne i rischi, nel senso che una fusione nucleare ha l’impatto, per decenni, di 1.000 incidenti industriali regolari, forse di più.

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